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Bar Dina

Bar Dina

Al funerale di Dina ho ascoltato un estratto del Vangelo secondo Giovanni (12,24-26) che riporta la parabola del chicco di grano.
… Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
L’agronomo che c’è in me fatica ad intepretare questa parabola.
Un chicco di grano morto diventa mera sostanza organica a nutrimento del terreno.
Un chicco di grano vitale germoglia e genera una nuova pianta e nuovi frutti.
Comunque io la giri, vedo sempre una trasformazione del chicco di grano in qualcosa d’altro.
E’ difficile accettare, per noi esseri umani, la morte.
E’ uno strappo dove le fibre dei legami fra vivi e morenti si tendono fino a spaccarsi; uno strappo comunque doloroso, che sia a seguito di lunghe tensioni o improvviso.
Quell’energia accumulata nelle fibre ad un certo punto si libera, come uno schiaffo in faccia che stordisce e che fa male.
Tuttavia la stessa energia che ci ha colpito non sparisce.
La morte di una persona cara è per me una trasformazione di energia, da quella immagazzinata nel suo corpo in altre sottili che permeano in noi e permangono sotto forma di ricordi, emozioni, suoni, immagini.
Energie sottili che attraverso di noi diventano altro, che creano e diffondono vita, rendendo immortale lo spirito di chi non è più fisicamente su questa terra.
Come onorare l’energia di Dina nella mia vita? Come trasformare la sua assenza in presenza?
Al Bar Dina non mancava mai un piatto caldo per chi cacciava dentro la testa all’ultimo minuto.
Era imperativo il caffè o, in attesa che “venisse su il caffè”, un bicchiere di vino (olet u cafè o u bicier de i? intat che il ve su ol cafè, fim fò u bicier de i).
Le volte che ero a casa malata bussava con discrezione alla mia porta e mi offriva una minestrina o, quando cominciavo a stare meglio, un piatto di riso, commentando le ricette de “La prova del cuoco” in TV e io prendevo appunti.
Anche negli ultimi tempi, quando le forze mentali e soprattutto fisiche venivano meno, lei era sempre desiderosa di fare qualcosa in cucina.
A fine luglio mi ha aiutato a snocciolare e tagliare 5 kg di albicocche per una stupenda confettura di “Albicoccole”.
Negli ultimi giorni la sua generosità si è confermata con struggente certezza quando ha chiesto se dovesse preparare qualcosa da mangiare ai nipoti!
Il Natale quest’anno non si è celebrato al Bar Dina; certo è che le sue crespelle e il suo vitel tonné sono stati reinterpretati e serviti pensando a lei.
Non sono gli stessi piatti che Dina preparava con abilità e dedizione, ma assaggiarli in famiglia è stato un nettare per i nostri cuori tristi!