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driadi e poiane

driadi e poiane

Chi l’avrebbe mai detto che, a due passi da casa, in una sola serata avrei unito poesia e goliardia, buon vino e buona compagnia, enologia ed agronomia, passando per le poiane e le figure mitologiche?

All’azienda agricola “Driadi Slow Farm” a Palazzago (BG) è possibile; una delle driadi è nascosta nella grande quercia aziendale ma la sua essenza di forza e rigoglio vegetativo vi aleggia ovunque.

E slow farm perché, così dice Gabriella, “Siamo lenti”.

Beh, io quella sera Gabriella l’ho vista correre operosamente, sempre sorridente, da un tavolo all’altro, mentre Luciano indugiava per i tavoli, raccontando aneddoti, storie, esperienze personali ed aziendali.

Altro che lentezza!

La serata è stata ben organizzata in collaborazione con l’Associazione Italiana Degustatori; considerato che eravamo un gruppo numeroso, per arrivare in azienda abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio alla fine di una strada asfaltata e ci siamo avventurati nel bosco a piedi, spogliandoci di qualche comodità, necessaria per congiungerci alle ninfe degli alberi e della vite.

Giunti alla meta, siamo stati invitati ad accomodarci su una terrazza, sopra la cantina, imbandita come fosse una festa di matrimonio.

E io che pensavo, erroneamente, di fare un giro in cantina e assaggiare due fette di salame ed un bicchiere di rosso!

Le aspettative sono state ribaltate: prima il banchetto, a base di vini aziendali, di ottimi salumi e formaggi prodotti da un amico di Luciano, di risotto al taleggio e speck e torte fatte in casa; soltanto a fine serata, per i più interessati, la gita enologica in cantina.

Luciano ci ha accompagnato durante la cena e nella degustazione dei vini con una grande ricchezza di spunti tecnici, poetici, naturalistici e gustativi, senza stancarsi di rispondere alle (mie) numerose domande.

Abbiamo assaggiato ottimi vini, frutto di una curiosa e appassionata ricerca che ha contraddistinto la filosofia enologica di Luciano fin dalla nascita dell’azienda nel 2014.

Me lo sono immaginato a bussare alle porte di aziende francesi in zona Pomerol e tornare tenacemente convinto delle sue scelte, a mio modesto parere vincenti.

I vini sono vinificati con lieviti indigeni avendo grande attenzione nell’utilizzo, ridotto nel tempo, di solfiti aggiunti (fino ad eliminarli nell’ annata 2020), attraverso il recupero di vecchi vigneti o parcelle abbandonate, impiantando anche vitigni minori o piwi (resistenti ai funghi).

Bravi Luciano e Gabriella, state facendo un grande lavoro alle Driadi, le ninfe siete voi!

Con passione e competenza, spinti da una perenne curiosità, sapete coniugare semplicità ed eleganza ed i risultati si sentono e si vedono.

Mi avete emozionato!

 

 

Vini degustati:

ROSA FRESCA AULENTISSIMA 2021 – delizioso ed accattivante rosato rifermentato in bottiglia da uve barbera, schiava, merlot, cabernet, moscato di Scanzo, moscato di Amburgo. Un meltin’pot fresco e profumato, che ha aperto la nostra serata e i nostri cuori. In nome dell’etichetta prende spunto dal componimento poetico del giullare Cielo D’Alcamo, ironico fresco e brioso proprio come il vino. Bevetene un bicchiere mentre vi guardate lo spettacolo di Dario Fo sul poema citato.

DRIADE FELICE 2020 DOC COLLEONI MERLOT – un merlot in purezza vinificato con lieviti indigeni, affinato in acciaio. Il mio preferito per espressività ed impatto.

Frutta scura, piena ed intensa, prugna e ciliegia in particolare, note di sottobosco, vino giovane ma decisamente espressivo e piacevole.

ALTO DELLA POIANA 2020  DOC COLLEONI MERLOT – l’altro merlot in purezza che riposa in barriques di rovere sotto le ali protettive della poiana che visita quotidianamente i vigneti (ma non si può scrivere in etichetta!).

Frutta scura a polpa scura, spezie dolci, tannino intenso e integrato.

TILAMÓRE 2021 – Bianco prevalentemente da uve Bronner e Moscato Giallo parzialmente macerate.

Aromaticità e corpo, che si accompagna bene con il risotto al taleggio, speck e pera servito durante la cena.