Rotelle in Roero
Le Rotelle sono un gruppo di amici e colleghi di lavoro accomunati dalla passione per la bicicletta, i viaggi e la buona compagnia.
Le gite sono iniziate nel 2024 e, viaggio dopo viaggio, il gruppo è cresciuto sempre di più. La prima avventura ci ha portati da Mantova al Delta del Po, seguendo il corso del fiume; nel 2025 abbiamo pedalato tra le Strade Bianche del Chianti e, quest’anno, abbiamo esplorato il Piemonte tra Roero e Langhe.
Gli altri partono sempre perfettamente equipaggiati: abbigliamento tecnico, biciclette professionali, gambe allenate e polmoni instancabili. Io, invece, non ho nulla di tutto questo. Ho solo una grande voglia di viaggiare in buona compagnia e, dato che mi sento decisamente più a mio agio in acqua che su una bicicletta, preferisco muovermi su quattro ruote e occuparmi della logistica e dell’organizzazione enogastronomica del tour.
Carlo studia con estrema precisione ogni tappa, calibrando chilometraggio e difficoltà affinché il percorso sia adatto a tutti: biciclette, handbike – con Lola, presente nelle edizioni del Po e del Chianti – e perfino moto. Una volta definito il tracciato, il mio compito è trovare gli alloggi, scegliere i ristoranti e, soprattutto, individuare le aziende vinicole da visitare mentre la ciurma suda in bicicletta. Del resto, gli itinerari sono pensati per soddisfare i gusti di tutti: ciclisti, motociclisti ed enoturisti come me.
Quest’anno le Rotelle hanno pedalato – e naturalmente anche brindato – tra Roero e Langhe, attraversando vigneti, colline, nuvole e qualche improvviso acquazzone.
Prima tappa: Cisterna d’Asti e il fritto misto piemontese
La prima notte l’abbiamo trascorsa a Cisterna d’Asti, un piccolo gioiello che non è ancora stato preso d’assalto dal turismo di massa. Qui abbiamo cenato al Ristorante Garibaldi, gustando un eccellente fritto misto piemontese.
Secondo la tradizione, questo piatto dovrebbe comprendere ben diciotto portate tra preparazioni salate e dolci. Nato come ricetta di recupero e preparato in ogni famiglia con gli ingredienti disponibili, si presenta ogni volta in una versione diversa. Tra i protagonisti si trovano fettine di vitello, fegato, salsiccette di maiale, costolette d’agnello disossate, semolino, amaretti, mele e verdure come carciofi, finocchi e zucchine. Nella versione più autentica non mancano mai interiora come cervella, fegato e animelle, accompagnate da verdure, frutta e dolci, il tutto rigorosamente impanato e fritto.
Tra vigne e paesaggi delle Langhe
Il secondo giorno è stato dedicato alle Langhe, terra di paesaggi magnifici dove la vite domina incontrastata. In alcuni punti, però, questa monocultura lascia poco spazio alla biodiversità: filari su filari, pochi alberi e arbusti e, purtroppo, anche numerosi vigneti diserbati.
Mentre le Rotelle affrontavano salite e discese, il gruppo dei non ciclisti pranzava splendidamente da Bajaj. Peccato non aver incontrato Adriano, il vignaiolo, impegnato quel giorno in un viaggio di promozione dei propri vini. Abbiamo però avuto il piacere di conoscere i suoi genitori e di assaporare la cucina della mamma, mentre il papà, orgoglioso coltivatore di fragole e dichiaratamente astemio, ci ha raccontato con simpatia la sua preferenza per i piccoli frutti rispetto al vino.
In serata siamo arrivati felici a Cigliè, dove abbiamo cenato al Ristorante Al Castello, godendo di una vista mozzafiato sulle montagne illuminate dal tramonto.
Il giorno successivo il gruppo motorizzato ha salutato i ciclisti, che hanno proseguito il loro percorso ad anello fermandosi per un’ulteriore notte in Piemonte.
Le Rotelle hanno già in programma una tappa autunnale nei dintorni di Parma, mentre lo sguardo è già rivolto al prossimo grande viaggio della primavera 2027.
La mia tappa del cuore: Marco Riva
Se dovessi scegliere la tappa enologica che più mi è rimasta nel cuore, non avrei dubbi: la visita da Marco Riva.
Il caso ha voluto che, poche settimane prima del viaggio, mio cugino Marco mi facesse assaggiare una sua bottiglia raccontandomi di questo giovane vignaiolo brianzolo che da anni vive e lavora nel Roero. Quel vino mi aveva conquistata e così il viaggio con le Rotelle è arrivato proprio al momento giusto.
Marco è un produttore profondamente appassionato, attento e sensibile. Dopo aver maturato esperienza in diverse cantine, ha iniziato il proprio percorso personale vinificando inizialmente uve acquistate e recuperando poi vecchie vigne sparse tra Corneliano d’Alba e Monteu Roero. Solo nel 2025 ha iniziato a gestire direttamente due vigneti di Nebbiolo situati in aree con terreni molto differenti per composizione di sabbia, argilla blu, calcare e tufo.
Sa esattamente cosa vuole: produrre un vino autentico, capace di raccontare il territorio e il proprio modo di intendere il lavoro. Un approccio che non riguarda soltanto la tecnica in vigneto e in cantina, ma anche il rispetto delle persone.
Marco conosce bene la realtà del lavoro agricolo piemontese; ha sperimentato personalmente la fatica delle vigne e la scarsa retribuzione che spesso accompagna questo mestiere. Per questo la sua filosofia si riflette in vini sinceri, energici, ben costruiti e dotati di una personalità che non passa inosservata.
Durante la degustazione ho assaggiato il Roero Bianco 2025 e 2024, il Rosato 2025, il Nebbiolo 2024, il Roero Rosso 2023 e la Barbera 2024. Annate diverse, interpretazioni diverse, tutte accomunate da una forte identità.
Ascoltare Marco raccontare il suo lavoro e degustare i suoi vini è stata un’esperienza che mi ha riempito il cuore e, soprattutto, mi ha restituito fiducia nelle persone e nel valore di chi sceglie di fare le cose con passione, rispetto e coerenza.