vino, amici e trallalà
Questo poster mi ha ricordato perché amo il vino.
Perché il vino è un prodotto agricolo, è convivialità, è cultura enogastronomica.
Semplice e serio vino di qualità, servito con competenza ed onestà.
Non sopporto più i winebar e i prezzi stratosferici di vini mediocri al ristorante.
Non sopporto il gergo impoverito che usa diminutivi e metafore come, per fare un esempio, “vinelli”, “piattini”, “bombe”, quando per “bombe” si intendono bottiglie pregiate.
Un poco di rispetto per chi le bombe le sente cadere sulla casa accanto!
Non sopporto più neanche le “lineup”, soprattutto quelle lunghe 8 bottiglie e più.
Voglio il ritorno delle frasche, dei tavoli di legno, dei piatti stagionali fatti seguendo la ricetta scritta a mano dalla nonna o dalla mamma o della zia, della semplicità.
Voglio godere con un semplice piatto e un semplice calice di vino, in buona compagnia.
Un vino e una vita di qualità, trallallero trallallà.
Il poster è appeso al Rifugio Tita Secchi ai piedi del Monte Blumone (Breno, BS).
Mi ha ricordato con ancora più convinzione perché creo esperienze con il vino: su misura, con misura.
Potrei definirmi wine experience designer.
Fa fico, è in inglese.
Ma forse “vino, amici e trallallà” rende molto meglio l’idea.
Toglierei solo le sigarette.
E al posto del vecchio cavatappi metterei un buon professionale.
Perché la competenza serve.
L’ostentazione no.
E nemmeno l’impoverimento del linguaggio e della sostanza.