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magma

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Fuoco, acqua, terra, aria; tutti gli elementi in un unico territorio.
Radici sicule e radicamento alla vita.
Piccoli semi, grandi cure.
Srotolarsi con cura e gentilezza verso il cielo e poi, ancora, come il tappetino di yoga, sulla terra.
Con il caldo, la brezza, le zanzare, i gechi, i silenzi e gli schiamazzi.

La Sicilia non smette mai di scaldarmi.
La vacanza di giugno è stata un concentrato di energia, di calore terrestre ed umano, di scoperta e riscoperta di una terra che sento scorrere nelle vene, da parte di padre, e nello spirito, per tutto il resto.
Si è partiti a bomba, con un trekking in quota, tra crateri spenti ed attivi, guidati da Fabrizio, bravissima guida vulcanologica.

E’ stata una delle esperienze più emozionanti provate, camminare su una lava scricchiolante, tra milioni di coccinelle, nessuna pianta, insetti di vari colori alla ricerca dell’umidità data dalla neve residua in quota, vapori sulfurei, nuvole che andavano e venivano e calore potente sprigionato dal suolo.

I miei piedi hanno retto la camminata di sei ore; si vede che il contatto con le energie magmatiche e i paesaggi mozzafiato mi hanno azzerato la fatica e i dolori ossei!

Tornerò sull’Etna per altri percorsi, rigorosamente con la stessa guida, magari in un periodo dell’anno diverso, per poter assaporare il vulcano in altre stagioni (e magari durante un’eruzione!).
L’Etna non è solamente lava e paesaggi lunari, è anche un luogo estremamente fertile per la vite grazie alle caratteristiche dei terreni, all’altitudine e all’esposizione ai venti che permettono condizioni climatiche ideali per ottenere ottime uve e offrire vini di qualità, potenti, carichi di aromi fini e persistenti.
In particolare mi ha colpito molto il versante nord dell’Etna; qui le vigne si sviluppano fino a 1000 metri slm ed oltre, la vegetazione è lussureggiante, mentre alla stessa altitudine, sulle colline di fronte con esposizione a sud, il paesaggio è completamente diverso, dove il verde lascia il posto al giallo, alla carenza di acqua e al calore.
Dopo due giorni ad altitudini etnee si è raggiunto il gruppo di amici in prossimità di Siracusa per proseguire la vacanza di “yoga e mare”.
Siamo stati ospiti da Ivana e Ivan dell’azienda agricola “Il bergamotto”, immersi nella campagna di Noto, a pochi minuti dal mare ma ben lontani dal paesaggio marino e dalle attività ludiche annesse.

Abbiamo vissuto con grande piacere una settimana in un’area agricola, tra asini e gatti, campi di cardi, ulivi e trattori cingolati.
La routine vacanziera era costituita dalla imperdibile sessione di yoga mattutina proposta da Elena ed Alessandro del Centro Hari-Om, seguita da colazioni pantagrueliche sempre varie ed abbondanti.
Energizzati dalla pratica (e dalle calorie ingurgitate con grande piacere), ogni giorno abbiamo visitato città e paesi ricchi di storia e cultura (Palazzolo Acreide, Marzamemi, Siracusa, Noto), fatto il bagno in mari dall’acqua cristallina su spiagge sempre diverse o in acque dolci tra canne e libellule nella favolosa Riserva di Cavagrande, gustato granite e prelibatezze siciliane, passeggiato per la Riserva di Vendicari sotto un sole cocente.
Le giornate terminavano al “Bergamotto” con cene vegetariane luculliane che smorzavano gli appetiti di tutti e, per chi lo desiderava, con la meditazione serale che spesso lasciava il posto al sonno.
Ovviamente, non sono mancate, per me, le visite in cantina.
Mi sono ripromessa di tornare nella zona etnea con più calma, non essendo riuscita a godere appieno della visita in cantina da “Cornellissen”.

In compenso ho visitato due cantine nella valle di Noto, l’azienda “Cozzo del Parroco” e ”Marabino” che producono vino seguendo due approcci diversi, a distanza di poche centinaia di metri l’una dall’altra.
Quello che le accumuna è la stessa determinata passione nel voler cogliere l’anima dei vini, spremendola dalla terra, anche con l’aiuto della musica diffusa tra i filari nella prima azienda o esponendo il vino al sole cocente in damigiane la seconda.
Amo andare per vigne e cantine.
Visitare le aziende vinicole permette di conoscere a fondo i vini, attraverso l’osservazione attenta delle vigne, delle strutture in cantina, dei piccoli e grandi accorgimenti che ogni vignaiolo adotta per dare più energie e qualità possibile ai propri vini.
La degustazione non è solo bere vino, limitandosi all’analisi sensoriale, è anche camminare tra i filari, toccare il terreno per verificarne la consistenza, sentire il calore del sole sulla pelle, dialogare con chi lavora in azienda, osservare le forme di allevamento della vite, le macchie di peronospora o oidio, scoprire come è fatto un alberello “impupato” tipico della zona di Pachino e perché viene fatta la “mazzunatura”…..
Solo alla fine arriva la degustazione dei vini, quando si hanno piacevoli ‘conferme’ nel bicchiere di ciò che si è visto prima, tra terreni, filari, botti e barriques.
Non entro nel merito dei singoli assaggi; posso solo confermare quanto mi piaccia il nero d’avola nelle sue diverse espressioni territoriali, ed ammetto di essermi emozionata assaggiando il “Soleggiato” di Marabino, un vino in stile ossidativo di grande complessità ed infinita piacevolezza di beva.
Spendo due parole per il metodo di produzione, unico nel suo genere.
Le uve di muscatedda (moscato bianco) vengono lasciate appassire al sole, per (poi) fermentare spontaneamente con le bucce allo scopo di ottenere un vino secco che evolve per anni in botti, a cui segue un invecchiamento in acciaio utilizzando il tradizionale metodo perpetuo (travasi di piccole parti di vino nuovo in vasca con vini invecchiati di più vendemmie).
Il vino conclude il suo processo produttivo con un lungo periodo di esposizione al sole in damigiane di vetro…..e si dice che la luce e il calore sono nemici del vino!
Questa è l’eccezione che conferma la regola.

Saranno stati il riposo, lo yoga, la buona compagnia, le energie personali e di gruppo, le granite, la cucina di Ivana e Ivan, il calore siculo, il solstizio d’estate …ma la vacanza è stata così piena e forte da realizzare, solo dopo qualche giorno, che ho vissuto una sorta di bâtonnage fisico ed emotivo.
Il bâtonnage è un’operazione enologica che consiste nel muovere la massa di vino con un attrezzo, mettendo così in sospensione le fecce, favorendo l’autolisi dei lieviti che cedono al vino sostanze che lo arricchiscono in struttura ed aromaticità.
La sensazione che ho provato non è stata la stessa di altre vacanze…è stato qualcosa di più profondo e sottile.
Mi sono sentita come il vino che inizialmente si intorbidisce per le fecce in sospensione ma dopo un poco di tempo ritorna limpido e diventa più potente e ricco di prima.

Che sia stata, come per il “Soleggiato” anche l’esposizione al sole siciliano a darmi una spinta in più?

Vi invito a fare un salto in Sicilia e provarlo sulla vostra pelle!

 

Etna o Mongibello (Muncibbeḍḍu in siciliano):

A zonzo per la Sicilia Sud-Orientale:

Vigne e vini:

Bergamotto, la nostra casa:

Le aziende agricole:

Il bergamotto – Noto

Frank Cornellissen – Passopisciaro, Castiglione di Sicilia

Cozzo del Parroco – Noto

Marabino – Noto

 

Altri link utili, anzi indispensabili:

  • Guida vulcanologica Fabrizio Zuccarello Etnative
  • Miglior granita che ho provato in 12 giorni: Pasticceria Gelateria Santo e Giovanna Musumeci a Randazzo qui
  • Protosteria a Bronte qui
  • Ristorante Boccaperta a Linguaglossa qui
  • Bar Valentino a Cassibile qui
  • Pourquoi Pas Bistrot a Siracusa qui